un impiegato in favela

Posts Tagged ‘lookman’

Lookman a fumetti, tutto su Lookman

In Lookman, l'uomo che guarda on 22 settembre 2017 at 11:41

Di Lookman, Di Un impiegato in favela

(La storia di Lookman a fumetti, una lettera per lui e i racconti di Lookman dei mesi passati insieme)

(fumetto di Giancarlo Caligaris, dal primo numero di “Buone notizie” del Corriere della sera

Caro Lookman,

questa è la pagina del mio piccolo blog a te dedicata, con l’augurio che possa far conoscere di te e del problema che affligge te e molti altri bambini della tua terra; senza dimenticare che non sei la tua malattia, né la tua disabilità, e che puoi trovare il modo di farne un elemento trascurabile della tua vita. Abbiamo passato 11 mesi in simbiosi, Leggi il seguito di questo post »

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Lookman a fumetti (oggi sul corriere)

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 19 settembre 2017 at 10:32

Di Un impiegato in favela

Accorrete in edicola oggi 19 settembre e chiedete il Corriere della sera, con l’inserto “Buone notizie”, c’è una sorpresa… (dal fumettista Giancarlo Caligaris).

lookman sul corriere - giancarlo caligaris

Il corriere della sera, settembre 2017

Chi è Lookman?

Chi è che sta in favela?

Finestra su cosa?

O tutto o niente

In Lookman, l'uomo che guarda on 27 maggio 2017 at 17:45

Di Lookman, Di Un impiegato in favela

“Life is what happens to you while you’re busy”

Lookman: ultimi giorni in Italia

“Dev’essere un tripudio dei sensi, sennò niente”, sospirava dal centro di un palco di un teatrino povero di un villaggio in cui di solito si tratta di mercato e di bestiame e di come tirare avanti con la vita. L’acustica era pessima: non era che un capannone dalle pareti di muratura e il tetto di alluminio, torrido da ottobre a marzo nonostante le aperture senza finestra lasciate a respirare sulla fascia superiore delle pareti, soffocato dal battito incalzante dell’acqua che veniva giù dal cielo incessante durante la stagione delle piogge. La platea ascoltava una storia soprendente nella quale una porzione di foresta tropicale non distante dall’oceano e le persone che l’abitavano erano state in qualche modo coinvolte.

Contemporaneamente, dall’altra parte del mondo, in una comoda abitazione di una città dalle strade dall’asfalto limipido e dai mezzi pubblici molto ben funzionanti (quasi sempre), qualcuno si affacciava ai fornelli non prima di aver aperto una bottiglia di vino rosso e di aver fatto partire della musica: la cena di una giornata così intensa ed enigmatica, la prima da un po’ di tempo libera dal pensiero di ciò di cui occuparsi il giorno dopo o la settimana a venire, non poteva che essere corredata di tutto ciò che doveva servire a coinvolgere tutti i sensi: o tutto o niente; fuori, il cielo plumbeo dei temporali di maggio avrebbe incoraggiato a perseverare nel chiudersi in casa, a vivere almeno un attimo solo con se stessi, a prendersi cura anche solo per un attimo di se stessi. Solo un pensiero Leggi il seguito di questo post »

Un arrivederci, un invito

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 23 maggio 2017 at 13:26

Di Un impiegato in favela

Ciao, avrei voluto scriverti prima, avrei voluto scriverti meglio, ma non c’è mai tempo. Per invitarti alla festa di arrivederci di stasera, avrei voluto raccontarti di una serie di piccole esperienze vissute insieme al piccolo africano, esperienze che dimostrano che viviamo molto di più di quello che pensiamo (chi era, John Lennon, che diceva qualcosa del genere?). Avrei voluto parlarti di quando o tutto o niente, e raccontartelo con una colonna sonora ideale; avrei voluto raccontarti di un respiro di umanità, del canto di masha e orso, della richiesta del papà Sulaiman dei semi per poter piantare in Sierra Leone la cipolla rossa e i pomodori grandi (mancavano anche a me quando mi trovavo laggiù: devono esserci gusti universali), volevo raccontarti del codice a barre del supermercato e di come abbiamo fatto la fila alle casse, dell’amicizia con la bimba russa e col bambino ucraino e di come solo tu sei riuscito a comunicare con loro, proprio tu che non puoi parlare e che non potrai parlare, anche se ci abbiamo messo tutto quello che avevamo per ridarti la parola. Avrei voluto raccontarti tutto, ma non c’è tempo, be’, te le racconterò più avanti queste cose. Adesso la faccio finita e ti invito semplicemente all’apertivo di stasera, per salutare Lookman e Sulaiman, che partono venerdì dopo quasi 11 mesi di Italia.

Arrivederci Lookman!

martedì 23 maggio, dalle 19

Tatanka Club, via Olivari 3 – Milan (MM Udine)

aperitivo arrivederci lookman

Chi è Lookman?

Chi è che sta in favela?

Finestra su cosa?

Il sogno di un volo

In Lookman, l'uomo che guarda on 7 maggio 2017 at 15:29

Di Lookman, Di Un impiegato in favela

sogno di un volo, la storia di lookman

C’era una volta un bimbo di sorprendente vitalità che, trotterellando per le strade sterrate e tra la folta vegetazione di un paese tropicale, si imbatté nella bottiglia sbagliata. La bottiglia conteneva un acido che si usa per fabbricare il sapone, ma era un acido. Un bruciore terribile, un dolore mai sentito prima. Il bimbo aveva cinque anni e viveva in una comunità che si trovava da qualche parte in un villaggio in mezzo alla foresta, in Sierra Leone. C’erano altri bambini, nel suo villaggio e in quelli attorno, in quest’area del mondo, che erano stati colpiti dal suo stesso flagello: dopo l’accidentale ingestione di soda caustica dovevano vivere con la bocca serrata, con compromesse capacità di comunicazione e nella necessità di alimentarsi con un tubicino allacciato allo stomaco, non potendo deglutire.

Lookman, come altri bambini con il suo stesso problema, Leggi il seguito di questo post »