un impiegato in favela

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Dopo un lustro ancora Namoraidera

In Finestra MEMO, Finestra sulla favela Rocinha, Finestra sulla Nigeria (del nord), Finestra sulla Sierra Leone, Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 2 luglio 2017 at 13:51

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

“Prendi la strada che porta fortuna, scegli la via che va sulla luna” (Vasco)

Da Rio a Freetown alla nigeria al ME

In questi giorni, tutte le namoraideras che, affacciate alla Finestra, si sono lasciate andare a sogni e amore per l’unica grande umanità della quale facciamo parte, sono autorizzate, se lo desiderano, a staccare lo sguardo dal cielo, o a rivolgerlo lassù in modo ancora più intenso, per festeggiare il quinto anno de Finestra sulla favela. Siamo partiti dalla Maggie’s farm, siamo stati accolti da una folla di bimbi dagli occhi frizzantini in ciabattine, pantaloncini e magliettina: correvano sul dorso di una collina per andare a scoprire qualche novità. Siamo tornati a Ponte Lambro, abbiamo capito che l’epidemia di ebola era qualcosa che stava accadendo a persone vere, abbiamo imparato a conoscere una crisi umanitaria ancora oggi ignorata, quella nigeriana, o meglio del lago Ciad (mentre ci si preoccupa degli sbarchi e non si vuole capire che vengono per una gran parte proprio da là); ricongiungendo due parti di umanità che di solito si trascurano a vicenda, abbiamo vissuto il sogno di un volo, restando appesi ad ogni frammento di positiva concretezza che ogni favola che non è favola ma storia vera ci ha concesso. Siamo atterrati in un paese lontano, o meglio, medio-lontano.

A namoraidera: il  mezzo busto di legno che raffigura una ragazza di pelle nera che, con il viso appoggiato al palmo della mano, guarda il cielo trasognata e sospirante

A namoraidera

Nei prossimi giorni resta affacciata, o namoraidera, perché Leggi il seguito di questo post »

O tutto o niente

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 27 maggio 2017 at 17:45

Di Un impiegato in favela

“Life is what happens to you while you’re busy”

Lookman: ultimi giorni in Italia

“Dev’essere un tripudio dei sensi, sennò niente”, sospirava dal centro di un palco di un teatrino povero di un villaggio in cui di solito si tratta di mercato e di bestiame e di come tirare avanti con la vita. L’acustica era pessima: non era che un capannone dalle pareti di muratura e il tetto di alluminio, torrido da ottobre a marzo nonostante le aperture senza finestra lasciate a respirare sulla fascia superiore delle pareti, soffocato dal battito incalzante dell’acqua che veniva giù dal cielo incessante durante la stagione delle piogge. La platea ascoltava una storia soprendente nella quale una porzione di foresta tropicale non distante dall’oceano e le persone che l’abitavano erano state in qualche modo coinvolte.

Contemporaneamente, dall’altra parte del mondo, in una comoda abitazione di una città dalle strade dall’asfalto limipido e dai mezzi pubblici molto ben funzionanti (quasi sempre), qualcuno si affacciava ai fornelli non prima di aver aperto una bottiglia di vino rosso e di aver fatto partire della musica: la cena di una giornata così intensa ed enigmatica, la prima da un po’ di tempo libera dal pensiero di ciò di cui occuparsi il giorno dopo o la settimana a venire, non poteva che essere corredata di tutto ciò che doveva servire a coinvolgere tutti i sensi: o tutto o niente; fuori, il cielo plumbeo dei temporali di maggio avrebbe incoraggiato a perseverare nel chiudersi in casa, a vivere almeno un attimo solo con se stessi, a prendersi cura anche solo per un attimo di se stessi. Solo un pensiero Leggi il seguito di questo post »

Un arrivederci, un invito

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 23 maggio 2017 at 13:26

Di Un impiegato in favela

Ciao, avrei voluto scriverti prima, avrei voluto scriverti meglio, ma non c’è mai tempo. Per invitarti alla festa di arrivederci di stasera, avrei voluto raccontarti di una serie di piccole esperienze vissute insieme al piccolo africano, esperienze che dimostrano che viviamo molto di più di quello che pensiamo (chi era, John Lennon, che diceva qualcosa del genere?). Avrei voluto parlarti di quando o tutto o niente, e raccontartelo con una colonna sonora ideale; avrei voluto raccontarti di un respiro di umanità, del canto di masha e orso, della richiesta del papà Sulaiman dei semi per poter piantare in Sierra Leone la cipolla rossa e i pomodori grandi (mancavano anche a me quando mi trovavo laggiù: devono esserci gusti universali), volevo raccontarti del codice a barre del supermercato e di come abbiamo fatto la fila alle casse, dell’amicizia con la bimba russa e col bambino ucraino e di come solo tu sei riuscito a comunicare con loro, proprio tu che non puoi parlare e che non potrai parlare, anche se ci abbiamo messo tutto quello che avevamo per ridarti la parola. Avrei voluto raccontarti tutto, ma non c’è tempo, be’, te le racconterò più avanti queste cose. Adesso la faccio finita e ti invito semplicemente all’apertivo di stasera, per salutare Lookman e Sulaiman, che partono venerdì dopo quasi 11 mesi di Italia.

Arrivederci Lookman!

martedì 23 maggio, dalle 19

Tatanka Club, via Olivari 3 – Milan (MM Udine)

aperitivo arrivederci lookman

Chi è Lookman?

Chi è che sta in favela?

Finestra su cosa?

Il sogno di un volo

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 7 maggio 2017 at 15:29

Di Un impiegato in favela

sogno di un volo, la storia di lookman

C’era una volta un bimbo di sorprendente vitalità che, trotterellando per le strade sterrate e tra la folta vegetazione di un paese tropicale, si imbatté nella bottiglia sbagliata. La bottiglia conteneva un acido che si usa per fabbricare il sapone, ma era un acido. Un bruciore terribile, un dolore mai sentito prima. Il bimbo aveva cinque anni e viveva in una comunità che si trovava da qualche parte in un villaggio in mezzo alla foresta, in Sierra Leone. C’erano altri bambini, nel suo villaggio e in quelli attorno, in quest’area del mondo, che erano stati colpiti dal suo stesso flagello: dopo l’accidentale ingestione di soda caustica dovevano vivere con la bocca serrata, con compromesse capacità di comunicazione e nella necessità di alimentarsi con un tubicino allacciato allo stomaco, non potendo deglutire.

Lookman, come altri bambini con il suo stesso problema, Leggi il seguito di questo post »

Quindici centimentri dopo

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 22 aprile 2017 at 13:01

Di Un impiegato in favela

Ti scrivo da Amman, in Giordania, mi premeva di girarti un messaggio di Monica di Mammadù Italia Onlus, giunto dopo dieci mesi di lotta (e giochi e sorrisi) in Italia,  quasi quattro anni di lotta in Sierra Leone. Ci sentiremo ancora e meglio tra pochi giorni.

lookman aprile 2017

“Cari amici, Leggi il seguito di questo post »