un impiegato in favela

Skate di Rocinha

In Finestra sulla favela Rocinha on 17 agosto 2012 at 01:10

La curva a S di Rocinha è la curva della strada principale di Rocinha, la estrada da Gavea, tanto larga da consentire il passaggio di auto e autobus, e dove le auto, le moto e gli autobus e i passanti, bimbi e adulti, si intrecciano vorticosamente dandosi ora la destra e ora la sinistra, ora Inghilterra ora resto d’Europa, sempre a rischio di scontro frontale, che  non avviene mai.

skate di Rocinha

C’è una pista di skate e un parco giochi per bimbi, in un quartiere di Rocinha che sta dalle parti della curva a S; in un quartiere nel quale, anche essendo arrivato in favela da due mesi, potresti non essere ancora capitato. La pista è di quelle a U, con una doppia rampa una di fronte all’altra che, se sei uno skater, percorrendola da parte a parte ripetutamente, ti  consente di prendere velocità e, di volta in volta, giunto su ciascuna delle due cime, di svolgere le acrobazie e le figure tipiche di questo sport. Attorno al parco giochi ci sono un paio di bar e da qui risalgono i vicoli stretti, nel buio se ci vai dopo il tramonto.

Arrivi alla piazzetta, ti fermi a prendere tempo e coraggio: vuoi fare un giro alla scoperta di nuovi vicoli anche questa notte (senza armi, a differenza di quanto fa la polizia militare nei suoi giri di perlustrazione), o ti fermi qui? La Rocinha ti sottopone ad un continuo bombardamento di immagini inedite e, se sei  stanco, pensi che sarebbe meglio fermarsi. Ti fermi, vai a ordinare l’ultima cerveja della giornata. Il bar è un corridoio stretto disordinato e colorato e in fondo al corridoio c’è  una ragazza bassa, bionda, dalla pelle meticcia e rotonda; sta mescolando ossessivamente una qualche cibaria in una pentola e non si accorge di te. Aspetti fino a che un signore che finora è rimasto nascosto dietro a un muro di fronte alla cucina, non si accorge della tua presenza; sorride e chiama la ragazza, che, uscita dallo stato di trance, prende la tua ordinazione e ti serve. Ti siedi al tavolo fuori e, come spesso capita in favela, se le immagini non te le vai a cercare, arrivano da te. Vedi un ratto uscire con balzi veloci da una porta di legno nei pressi della pista da skate ed entrare in una pozza che vi si trova in mezzo; il topo corre via da qui ed  entra di nuovo nella porta dalla quale era uscito; un attimo dopo esegue la sequenza una seconda volta e con la stessa velocità. Arriva in piazza un gruppo di cinque o sei bimbi inquieti; entrano nel parco giochi, mettono alla prova la solidità delle altalene, spostano e girano i manifesti  elettorali che finora erano rimasti appoggiati sulla faccia frontale, e così rivelano viso e slogan del candidato consigliere comunale che proclama di lavorare per il popolo; immergono le ciabattine o i piedi nudi nella pozza dove si era tuffato il ratto, salgono in cima ad una delle rampe da skate e cominciano la loro prestazione sportiva. Una bottiglia di plastica di quelle da due  litri e ben schiacciata sotto il sedere fa da skate, o da slittino. I ragazzini si tuffano di  sotto e arrivano a metà della pista in una gara vorticosa; strisciano le ginocchia per terra, gridano di felicità e ridono; alla fine di ogni corsa raccolgono da terra la bottiglia accartocciata e risalgono la rampa, rivelando al pubblico i pantaloncini anneriti che dallo sporco della pista una  sola bottiglia di plastica schiacciata non ha avuto il potere di difendere. Si stancano e abbandonano la pista ridendo; il bimbo più piccolo, a dorso nudo, una larga cicatrice sulla schiena, un costume da bagno a bermuda e i piedi nudi, i capelli curati, tagliati alla moda e pettinati, trotterella come una cavalletta da un amico all’altro, non si stanca di esprimersi in un chiacchiericcio incomprensibile e nervoso al quale nessuno dei suoi compagni dà retta. Si fermano al bar, davanti allo schermo di un videogioco di lotta uguale a quelli che trovavi in Italia negli anni ottanta, nelle sale gioco, quelle diffuse soprattutto al Sud. Un adolescente appena arrivato si ferma a guardare dall’alto della sua statura gli esiti dei combattimenti virtuali, sovrastando i bambini e senza pronunciare una parola, come assente; i bimbi all’inizio lo osservano incuriositi, gli chiedono qualcosa ma non ottengono risposta, così tornano a giocare, indifferenti alla presenza di una nuova ombra.

Se sei stanco e sei stato bombardato di immagini pur non essendo risalito per nuovi vicoli, potresti decidere di alzarti e di tornare a casa; così percorri una strada nota, passando di fianco alle fogne e alle discariche a cielo aperto che hai già avuto modo di conoscere in altre occasioni. Come spesso capita, in una di queste discariche è immerso un signore magro, a dorso nudo e le ciabatte, le mani immerse nell’immondizia a rovistare per cercare qualcosa di utile. Quando arrivi a casa, anche se sei stanco, ti viene voglia di lavarti i piedi prima di metterti a letto, strofinando con cura e con forza, come a volerti liberare di qualcosa.

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